Fatti i comodi tuoi

Se mi chiedessero qual è secondo me l’espressione più inutile, pericolosa e allo stesso tempo rivelatrice che una persona possa usare, non avrei alcun dubbio, sarebbe:

i comodi tuoi

naturalmente, in tutte le sue possibili declinazioni:

  • mentre tu ti facevi i comodi tuoi…
  • come puoi pretendere che i comodi tuoi…
  • non sopporto più che tu ti faccia i comodi tuoi mentre io…

e così via, insomma, ci siamo capiti.

Sono certo che ti è capitato di sentirtela dire (e molto probabilmente anche di usarla) e sono certo che puoi benissimo ricreare nella tua mente la sensazione di fastidio che ti ha procurato sentire un’accusa nei tuoi confronti basata sul principio che, insomma, non puoi pretendere di fare quello che ti pare e piace

Solo che io ho usato termini decisamente pesanti: inutile, pericolosa e soprattutto rivelatrice! Perché? Cosa ritengo che sveli questa espressione?

Quando una persona ti accusa di farti i comodi tuoi, in realtà ti sta dicendo:

non capisco quello che stai facendo, non ho voglia di mettermi in gioco per capirlo e non ho nessuna intenzione di lasciarti fare quello che vuoiperché tu devi fare quello che va bene a me, secondo i miei schemi e rispettando i miei bisogni.

In gergo tecnico, qualsiasi espressione che ti accusi di farti i comodi tuoi è linguaggio affettivo, perché sembra che stia semplicemente esponendo una realtà oggettiva, ma in realtà sta presupponendo una serie di infrazioni (da parte tua) e di puntualizzazioni (da parte dell’altra persona).

Il linguaggio può essere distinto in tre tipologie:

  1. informativo (che ore sono, che giorno è, quanto costa una cosa)
  2. affermativo (“è tardi”, “finalmente è venerdì”, “costa troppo”, nota il fatto che occorrono le virgolette, perché è l’affermazione di un pensiero)
  3. affettivo (“non pensi che sia troppo tardi?”, “ti riduci sempre a fare queste cose di venerdì”, “pensi davvero che sia il caso di spendere così tanto?”)

Le differenze saltano subito all’occhio: il linguaggio informativo informa, quello affermativo esprime dichiaratamente un’opinione, quello affettivo invece vuole far sorgere delle sensazioni (spesso senso di colpa) nell’interlocutore.

Sembra che ti stia dicendo che ore sono, in realtà mi sto lamentando del tuo ritardo.
Sembra che voglia darti un consiglio finanziario, invece ti sto dicendo come dovresti spendere i tuoi soldi.

Il linguaggio affettivo ha regole ben precise:

  • è linguaggio affermativo travestito da linguaggio informativo
  • può usare la forma interrogativa (viene espresso sotto forma di domande) perché così dà ancora di più la responsabilità all’interlocutore, apparentemente togliendola all’accusatore
  • vuole far sorgere emozioni e non vuole affatto instaurare un rapporto o dare vita a un dialogo
  • ha come obiettivo esprimere delle idee facendole passare come realtà oggettive
  • vuole essere de-responsabilizzante nei confronti dell’accusatore (“non vorrei dirti queste cose, ma tu mi costringi a farlo”).

Come vedi, parlo apertamente di responsabilità e di accuse.
Sì, perché il linguaggio affettivo ha questo scopo: accusarti e farti credere che ti venga dato un consiglio oppure che ti venga esposta una realtà universale.

In PNL parliamo di presupposizioni e di cancellazioni: “fare i comodi tuoi” è un’enorme presupposizione e anche un coacervo di cancellazioni.

formazione coach coaching ipnosi pnl mattia lualdiInnanzitutto, è una presupposizione perché presuppone che la persona abbia fatto qualcosa solo per il proprio tornaconto e disinteressandosi (o non pensando) a tutto il resto; inoltre presuppone che quello che ha fatto abbia danneggiato qualcun altro (mentre magari ha semplicemente deluso le aspettative di qualcun altro).

Parlo di cancellazioni perché mancano informazioni necessarie come i tempi, i modi, i motivi e gli scopi di ciò che è stato fatto, ma viene dato per scontato che ciò che è stato fatto sia male.

Come se tutto questo non bastasse a garantire litigi e frustrazioni, le accuse basate sul fatto che qualcuno si sia fatto i comodi suoi ci svelano qualcosa di importantissimo: che la persona accusatrice non ha nessuna voglia di andare oltre i propri schemi mentali; e come può questo essere il presupposto per il dialogo?

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