Paure

Eccolo il tema caldo, il tema più pressante e in realtà più incompreso.

La paura innanzitutto è una cosa normale e può essere addirittura considerata una risorsa.

Si tratta di uno strumento ancestrale che serviva per salvarci la vita quando questa poteva venire compromessa dall’incontro con una tigre dai denti a sciabola o da altre situazioni avverse.

La paura mette in atto il meccanismo definito fight or flight cioè combatti o fuggi.

Quando abbiamo paura il nostro cuore pompa più forte, il nostro cervello produce adrenalina e noi siamo pronti per combattere o per correre.

Direi che è un meccanismo molto sensato, perché se mi trovo di fronte a una situazione di pericolo posso decidere cosa è meglio per me e se sono in grado di affrontarla o se devo andarmene alla svelta.

Quello che invece ha meno senso è la paura del buio o la paura di situazioni che potrebbero accadere ma che non stanno effettivamente accadendo.

Tu in questo preciso momento hai paura che ti possa investire un tram?

No, quindi non vedo perché dovresti aver paura di altre cose che non ti stanno di fatto capitando.

Ti devo svelare un segreto: esistono solo 2 paure innate.

La paura di cadere e la paura dei rumori troppo fori, che in realtà sono interconnesse tra loro.

Tutte le altre paure sono paure apprese e perciò modificabili.

Quindi, ricapitolando, se tuo figlio sviluppa una reazione di paura in situazioni di reale pericolo è tutto a posto.

Se invece vive col terrore di qualsiasi cosa dovrai intervenire.

Le paure vanno affrontate, non gestite.

Ricorda che:

  • relazionarsi con gli adulti non è un reale pericolo
  • confrontarsi con gli altri bambini non è un reale pericolo
  • dormire soli non è un reale pericolo
  • fare le verifiche o le interrogazioni non è un reale pericolo
  • parlare in pubblico non è un reale pericolo
  • per gli adolescenti, invitare una ragazza o un ragazzo a uscire non è un reale pericolo
  • fallire in qualcosa non è un reale pericolo

Eppure tutte queste sono paure molto diffuse.

Ogni tanto, perfino dire la verità spaventa.

Come è possibile tutto questo?

Fondamentalmente, dobbiamo tornare alla cara vecchia paura del giudizio: siccome a un certo punto i genitori smettono di lodare i figli qualsiasi cosa facciano e incominciano a criticarli in continuazione, la psiche dei bambini entra in crisi, loro non capiscono più nulla e quindi iniziano ad avere paura.

I bambini non vorrebbero mai deludere i genitori e siccome invece a un certo punto questo succede, ecco che i bambini sviluppano la paura di fallire:

“se fallisco deludo, se non faccio non posso fallire, quindi non faccio o non dico”

In PNL questa si chiama equivalenza complessa.

Per questo motivo spiego che bisogna fare due cose fondamentali con i bambini:

  • lodare la personalità e criticare i comportamenti
  • insegnargli ad autoreferenziarsi

mi spiego: può succedere, in effetti, che tuo figlio faccia qualcosa di sbagliato.

Quante volte hai sentito dire da un genitore “sei cattivo!” o “sei una frana” o “sei proprio incapace” e così via.

formazione coach coaching ipnosi pnl mattia lualdiTutte queste critiche intaccano la personalità e c’è la seria possibilità che alla fine il bambino ci creda; pensa a cosa può succedere nella mente di un bambino: “papà e mamma mi hanno sempre detto che sono bravo e adesso invece mi dicono che non vado bene, loro sono grandi e sanno tutto, quindi devono avere ragione…ho paura…cosa faccio? Scappo o combatto?” di solito, scappa.

Se invece tu continui a lodare la sua personalità, critichi i comportamenti sbagliati e gli mostri come risolvere la situazione, ecco che formerai una persona forte, sicura e fiduciosa.

L’altra cosa da fare è portare i figli ad autoreferenziarsi, cioè fare in modo che stabiliscano autonomamente il proprio valore.

Pensa a quante volte ti viene da dire “che bravo” o “che bello” o “fantastico” qualsiasi cosa faccia tuo figlio.

Ed è perfettamente comprensibile questo comportamento: l’unica controindicazione è quando questo tipo di atteggiamento è l’unico presente e continua nel tempo.

Perché tuo figlio potrebbe arrivare a pensare che qualsiasi cosa faccia va bene o che non deve impegnarsi più di tanto.

Oppure (e questo è ben più grave) potrebbe arrivare al punto di avere bisogno costante dell’approvazione degli altri e questo lo renderebbe schiavo dei suoi stessi comportamenti.

Cosa accade invece quando agisci in modo strategico?

Tua figlia o tuo figlio si presenta con un nuovo disegno e ovviamente l’istinto ti spinge a dire “che bello!” e così via.

Prova invece questa strategia:

  • “hai fatto un disegno nuovo?”
  • “sì”
  • “e ti piace?”
  • “sì”
  • “sei felice?”
  • “sì”
  • “anche io, tantissimo, perché tu sei felice”

in questo modo eviterai che tua figlia o tuo figlio pensi che tu sei felice solo se fa qualcosa bene.

Gli darai le chiavi della sua soddisfazione personale e farai in modo che si basi sul proprio giudizio, non su quello che dice la gente!

Ci sono poi situazioni dove invece c’è bisogno di agire immediatamente e con un comportamento adeguato.

Il trucco sta nell’entrare nel mondo del bambino e intervenire dall’interno, perché se cerchi di intervenire portando il bambino nel mondo degli adulti non otterrai un bel niente!

Mi spiego usando il classico esempio del dormire soli o al buio. Innanzitutto devi scoprire come fa tuo figlio a scatenare la paura.

  • formazione coach coaching ipnosi pnl mattia lualdi“di cosa hai paura?”
  • “dei mostri”
  • “quali mostri?”
  • “quelli cattivi della notte!”
  • “ah… e non sai che ci sono quelli buoni dell’armadio pronti a proteggerti?”

In questo modo otterrai moltissimi risultati:

  • innanzitutto, eviterai di creare distanza e distacco tra di voi
  • eviterai di farlo sentire stupido o bugiardo (come invece accadrebbe se rispondessi “i mostri non esistono”)
  • soprattutto, farai in modo che impari a crearsi le sue personali soluzioni

infatti, tu non gli hai detto come sono fatti i mostri dell’armadio: se li creerà a suo piacimento e funzioneranno come vorrà e come gli piacerà.

Il mattino dopo potresti fare domande di questo tipo:

“come è andata con i mostri?” o “come sono i mostri buoni dell’armadio?”

all’inizio si inventerà qualche storia per tranquillizzarti, poi un bel giorno si stuferà di queste cose da bambini e ti risponderà “mamma / papà basta con queste domande… i mostri non esistono!”

A volte i bambini hanno paura di fare le cose da soli: verifiche, recite, dormire soli e così via.

In questi casi fai in modo che tua figlia o tuo figlio si crei un amuleto.

Può essere qualsiasi cosa: un sasso, un paio di occhiali da sole, una maglietta…

Usa questa formula:

“prendi questo sasso e mettici dentro ciò che ti serve per superare questa sfida”.

Anche in questo caso ci sono molti vantaggi:

  • non puoi tecnicamente mettere nulla in un sasso e quindi il bambino si inventerà un modo creativo per ricordarsi che il sasso serve solo per avere a portata di mano le risorse che gli servono
  • se puoi mettere una risorsa da qualche parte significa che quella risorsa ce l’hai già e questo inconsciamente fa sapere al bambino che ha già dentro di sé ciò che gli serve
  • usare tanti amuleti toglie potere agli amuleti in sé e lo dà a chi carica gli amuleti, cioè il bambino! Infatti, non vuoi che tuo figlio diventi dipendente da un sasso. Prendi la buona abitudine di cambiare gli amuleti di tanto in tanto.

Il mezzo principale che devi usare per comunicare con tuo figlio è entrare nel suo mondo: devi sempre lodare la sua personalità ed eventualmente criticare i comportamenti.

Abituati anche a dare spiegazioni chiare su come risolvere le questioni che non vanno bene.

Fai sapere a tua figlia o tuo figlio che il tuo amore è incondizionato: deve sapere che sei felice perché lei / lui è felice, non perché ha fatto qualcosa che ti piace.

Insegna a tuo figlio che il potere è dentro a ciascuno di noi: abbiamo tutta la forza che ci serve per superare ogni sfida, perché non abbiamo mai sfide troppo grandi per noi: le nostre sfide sono quelle che ci servono.