Ipnosi e regressione: rivivere il concepimento

Come spiego sempre, l’aspetto fondamentale della PNL è il modellamento (faccenda ricca e molto articolata che meriterebbe un intero laboratorio) e proprio in qualità di ricercatore e insegnante di ipnosi ho modellato molti esperti nel settore.

In particolar modo, per uno dei corsi di ipnosi più avanzati che conduco, ho ideato una struttura specifica per il modellamento basata interamente sugli stati alterati di coscienza in cui l’ipnotizzatore estrae le strategie inconsce del soggetto da modellare attraverso una sequenza ipnotica precisa e sicura.

Così facendo, si ha la certezza di cogliere tutte le possibili sfumature, il più delle volte con sorprese realmente utili e interessanti, che danno origine a moltissimi spunti di riflessione davvero proficui.

Naturalmente, il primo soggetto a sperimentare l’esperienza sono stato io stesso, proprio perché sono convinto della necessità di esplorare il più possibile quella dimensione della nostra psiche che ci siamo abituati a chiamare inconscio.

Dopo un po’ di esplorazioni “normali” (parola detestabile ma divertente proprio perché inappropriata nel contesto ipnotico degli stati alterati di coscienza) e grazie all’aiuto del mio amico e collaboratore Alberto Longhi, ho incominciato a svolgere sessioni sempre più profonde e legate alla regressione d’età.

Partendo dal ruolo della memoria nell’ipnosi, siamo approdati al periodo perinatale e addirittura intra-uterino.

Eravamo alla ricerca di risposte riguardo l’indole e l’atteggiamento individuali e ci siamo resi conto che dovevamo spingerci sempre più indietro, perché più luce gettavamo sui meandri della psiche e più sentivamo di dover andare oltre il pensiero.

Ecco come siamo arrivati a rivivere il concepimento: più andavamo in profondità e più sentivo il bisogno di trovare risposte a livello biologico piuttosto che mentale.

Ipnosi e regressione

Mi rendo perfettamente conto che tutto questo potrebbe sembrare bizzarro o poco rigoroso, ma posso assicurare che abbiamo usato parametri ipnotici molto accurati e registrato ogni passaggio per verificare la genuinità dell’esperienza e scongiurare l’evenienza di interferenze da parte del pensiero razionale o dei bisogni mentali.

Quindi, fermo restando l’approccio serio e scientifico, cosa ho visto durante la regressione al mio concepimento?

Innanzitutto, ho avuto la netta sensazione di essere stato costruito: non mi sentivo parte di un processo evolutivo spontaneo (un po’ quello che vediamo quando osserviamo un fiore che sboccia) mi sembrava piuttosto di essere nelle mani di un abile artigiano che plasma qualcosa perché ha il preciso scopo di ottenere un preciso risultato dallo strumento che sta realizzando.

In secondo luogo, ho avuto la netta percezione dello scopo in questione; questo si è rivelato un passaggio essenziale perché porta con sé moltissime implicazioni dal punto di vista comportamentale: quante volte sentiamo di avere altro a cui dedicarci, come se fosse un magnete che ci attrae, per poi ritrovarci a rispettare la routine sociale che abbiamo acquisito come se fosse più importante di noi stessi? Ecco, durante il concepimento ciò che davvero ci distingue è chiaro e preciso e sembrerebbe impossibile metterlo in secondo piano; sembrerebbe impossibile sentirsi in dovere di giudicarlo o confrontarlo con ciò che ci circonda.

Infine, l’emozione più forte e distinta, tanto inaspettata quanto dirompente, è stata la totale e pervasiva impersonalità della condizione in cui mi trovavo, proprio come quella di cui parlano lo yoga e lo Śivaismo.

“Lo yogin mediti come questo tutto, o grande Dea, sia diventato vuoto. La sua mente si dissolverà allora in esso ed egli godrà, di conseguenza, della dissoluzione della mente.”
Vijñānabhairava, XXXIV insegnamento

Questa impersonalità è paragonabile a un inizio in senso filosofico, a un’emanazione, a una prima volta, con tutto il non-attaccamento e la libertà che ne conseguono.

Evidentemente, questa esperienza apre le porte a un confronto serrato con i sostenitori delle così dette vite passate (o precedenti) e questo sarà l’argomento di un prossimo articolo; per il momento, posso soltanto dire che – nonostante le ingombranti riflessioni che una simile scoperta fa sorgere – percepire il proprio inizio, il proprio scopo e la propria costruzione costituisce un’occasione di consapevolezza unica.

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