Le strategie della soddisfazione

life coaching, pnl, ipnosi, inconscio, strategie, blocchi mentali, formazioneIn questa analisi di una reale sessione di life coaching svolta da uno dei coach di Formazione Coach troverai la dimostrazione di quanto siano potenti gli strumenti della PNL quando vuoi intervenire efficacemente e velocemente sui blocchi mentali.

Si tratta di un esempio concreto di come un coach professionista interviene usando le strategie inconsce per aiutare le persone a trovare le proprie risposte facendo emergere le proprie risorse.

S. [cliente] incomincia esternando l’esigenza di dare spazio alla propria sfera creativa:

“ho bisogno di trovare qualcosa di creativo e, se non riesco a farlo come professione, dev’essere un’attività da affiancare al mio lavoro. Vorrei concretizzare la fotografia, perché so che è la mia passione: vorrei trovare un’idea buona… Per avere un filo conduttore… A volte mi sfugge: non ho un argomento… Beh non è vero: ho in mente i punti di vista e ogni tanto scatto… È da un po’ che questa idea mi frulla in testa. Ma… È come se non riuscissi a svilupparla per arrivare a fare una mostra fotografica vera e propria. Ho visto delle mostre che sono accozzaglie: io voglio uno stile che accomuni le foto della mia mostra. Ritengo importante l’utilizzo di un linguaggio: che sia a colori o in bianco e nero, lo sfocato o un’ambientazione particolare…”

S. vuole concretizzare il proprio impegno con la fotografia perché evidentemente sente di non raccogliere i frutti di tutto l’impegno che dedica a questa attività.

Il linguaggio che utilizza esplicita che il suo sistema rappresentazionale di riferimento in questa situazione è quello visivo.

Ritiene che la soluzione consista nell’uso di un linguaggio specifico e tra le righe ammette di avere l’impressione di non aver ancora trovato il proprio.


Coach “hai uno stile?”
S. “No… Chi guarda le mie foto, a volte, riconosce un’impronta… Ma non mi sono focalizzata…”

Ricalcando l’esperienza di S. il coach tende a una maggior precisione. Permane il sistema rappresentazionale visivo.


Coach “Chi giudica?”
S. “Io. Io tengo le foto che ritengo all’altezza: valuto com’è composta, se è bilanciata, analizzo luce e inquadratura, vedo se il soggetto emerge come volevo. Quando scatto ho in mente il risultato e non riesco sempre a inquadrarlo.”

Il coach vuole risposte sempre più precise perché in questo modo potrà elicitare la strategia di S. che comunque dimostra di sapere effettivamente ciò che vuole.


Coach “Come arrivi a ottenere un risultato?”
S. “Non lo so. La foto è il risultato.”

S. non è in grado di palesare consciamente la propria strategia di successo (e questo significa non essere in grado di replicarla a proprio piacimento).


Coach “Come fai a dire che sono belle foto?”
S. “Sono belle perché mi suscitano emozioni. È tradotto in immagine quello che vedi e senti…”

Il coach interviene per rendere S. consapevole della strategia di successo che adotta. Per aiutare S. a compiere la ricerca transderivazionale, il coach cambia sistema rappresentazionale (fatto che genera una sovrapposizione sensoriale a livello neurologico).

S. palesa una strategia basata su sinestesia.


Coach “È importante, ora, che fai un passo indietro, partendo dalla foto che ti piace, e rallenti il film, per notare i dettagli. Voglio che arrivi a rispondere alla domanda: come fai a fare quello che fai?”
S. “Una prima fase… Potrebbe essere cercare l’inquadratura… Vuol dire cercare delle linee, dei punti o un loro insieme, che passano attraverso l’immagine fino all’occhio di chi guarda. Se sono brava, riesco a focalizzare quel dettaglio che mi ha colpito e, attraverso l’immagine, arriva a colpire chi guarda la foto… Però, forse, per me è importante la mia predisposizione: non è obbligatorio fare foto tutti i giorni. Ci sono dei periodi in cui produco, altri in cui lascio tutto lì… E questo ho imparato ad accettarlo e lo sto trasmettendo.”

Il coach fa una rapida induzione ipnotica: “ora fai un passo indietro…” (il “che” viene auditivamente annullato dalla sottolineatura per analogia e l’assenza del congiuntivo è giustificata dalla necessità di generare un comando nascosto).

L’induzione ha successo e infatti S. è in grado di consapevolizzare la propria strategia di successo.

Il sistema rappresentazionale di riferimento della strategia di successo è quello cinestesico (il che spiega come mai all’inizio non riuscisse ad accedervi, visto che utilizzava un sistema rappresentazionale differente).


Coach “Predisposizione… Qual è quella giusta?”
S. “Dipende: a volte sono contenta di essere in un contesto, a volte me lo sono costruito… Comunque ho quella sensazione che mi porta allo scatto. E poi me lo giro e lo ribalto fino al risultato.”

Avendo nuove informazioni di qualità, il coach tende sempre di più verso una maggior precisione. Permane il sistema rappresentazionale cinestesico.


Coach “Che sensazione ti dà?”
S. “Beh lo chiamerei entusiasmo, perché mi prende tutto: pancia, cuore… E, semplicemente, sto bene e sono soddisfatta.”

Il coach continua a far emergere dettagli e informazioni utili.


Coach “Invece quali foto non passano l’esame?”
S. “Scarto una foto quando non mi dice niente. A volte, prima di scartarle le elaboro perché magari mi sembrano buone, però poi è come se non fossi innamorata… Quella giusta… La vedi… È lei… Perché mi dà piacere alla pancia: allora mollo tutto, mi ci dedico e ci lavoro… Fino a quando non ho ottenuto il risultato.”

Come riprova di aver centrato il bersaglio, il coach esamina la strategia adottata per identificare un risultato insoddisfacente: in questo modo, ha la certezza che S. sia consapevole di tutto il processo che conduce alla soddisfazione personale (sapere cosa eliminare dalle nostre esperienze è importante quanto sapere cosa conservare e ricercare).


Coach “Come fai a provare entusiasmo? Che sensazioni ti dà?”
S. “Le sto provando ora: cuore accelerato e una tensione a livello del busto”.

Il coach vuole elicitare la strategia che S. utilizza per provare la sensazione che effettivamente ricerca quando agisce.


Coach “Una tensione positiva?”
S. “Si. Per provare entusiasmo parto dalla vista: vedo, osservo, metto a fuoco i particolari che attraggono la mia attenzione… In questo momento mi vengono in mente delle immagini di Venezia…. Qualcosa che mi attrae e mi dice che quella situazione è unica… È qualcosa che mi invoglia a fermare quello che vedo, perché riconosco che è bello. Può anche essere brutto… Ma è bello quello che sta facendo, nel contesto in cui è… È bello perché induce un sentimento di ilarità o pietà, anche se in questo caso mi nascondo per scattare perché ho riguardo per la situazione, ma, se scatto la foto, questa in qualche modo parla… Ti arricchisce… Ti riempie questo… Che sono riuscita a cogliere l’attimo.”

Ulteriore conferma della sinestesia alla base della strategia di successo di S. (ciò che vede e osserva induce sentimenti e la foto in qualche modo parla e arricchisce, riempie… In pratica una sovrapposizione sensoriale da manuale).

Magnifica esposizione del “bello” e della sua utilità, a conferma che il senso estetico è un’autentica funzione della psiche, utile come paradigma per esplorare il mondo e per crescere come individui.


Coach “Interessante questo passaggio dal cogliere il bello al cogliere il tempo….”
S. “Sì, è particolare… Devi aver guardato… Basta poco: a volte va bene lo scatto al volo e può essere anche fortuna… Ma, se sei in un contesto che non conosci, allora, devi osservarlo. Ci sono 1000 sfaccettature di un’immagine e pochissime fanno la differenza… A volte trovi l’inquadratura e devi aspettare perché manca qualcosa: ti piace, lo senti a livello intuitivo, ma magari devi aspettare il soggetto o la sua assenza.”

Provocazione generativa: quello che poteva essere un luogo comune (cogliere l’attimo con la fotografia) diventa la base di un’ulteriore approfondimento e infatti S. è ormai in grado di fare ricerca transderivazionale in totale autonomia, arrivando a proporre una strategia artistica davvero elegante (“aspettare l’assenza del soggetto” ricorda l’innere stimme di Schumann).


Coach “Ok incominciamo ad avere delle risposte interessanti e vorrei farti notare che stai rispondendo alla domanda: COME FAI A FARE QUELLO CHE FAI che è importante per capire se ci sono dei programmi che partono in automatico e se puoi gestirli diversamente o arricchirli.”
S. “Beh per me sono importanti lo studio e la pratica. Sono anni che leggo riviste, libri, vado alle mostre e studio, ma è un’attività che deve essere praticata. Ho fatto corsi ad hoc su diversi linguaggi e imparo cercando di mettere in pratica quello che mi interessa e provando a replicarlo, per verificare se ho appreso. Quando riesci a raggiungere il risultato ti arricchisce, vedi punti di vista nuovi… Ti sblocchi e cerchi di girare e guardarti attorno in modo diverso…”

Ecco un’altra suggestione ipnotica ricalcando l’esperienza del soggetto e usando l’operatore modale di possibilità (“puoi”) per generare la convinzione di saper gestire le situazioni.

Tanto spontaneamente quanto meravigliosamente, S. si dà la risposta più utile in questo momento (“è un’attività che deve essere praticata”) e perfino le strategie per attuarla in qualsiasi situazione.

Il fatto che le risposte siano sue e non suggerite dal coach, le rende potentissime e subito pratiche.


Coach “Qual è il tuo scopo?”
S. “Essere soddisfatta delle foto che faccio. Avere una raccolta di foto che dia gioia. Se sono soddisfatta, sono più predisposta a condividere… Vuol dire che sono riuscita a tradurre in immagine un’emozione. In questo momento, la soddisfazione di una buona foto mi rende felice, viva. Quando riesco a realizzare una foto che trasmette quello che ho in testa e in pancia sto bene. È una mia creazione, una mia creatura. Mi rende orgogliosa e la mia autostima si alza e mi dà stimolo per cose future. Non è detto che debbano essere grandi foto. Sono andata a Trieste a vedere la Vespucci e avevo due obiettivi: un pomeriggio a testare la nuova macchina e non fare foto cartolina. Quello che ho selezionato mi piaceva e mi ha fatto stare bene aver raggiunto i miei obiettivi.”

Il coach non si accontenta e per suggellare questi successi indirizza la mente di S. verso i livelli logici più alti (è un’ulteriore provocazione generativa).

S. dà vita a un’autoinduzione ipnotica esplicitando la propria strategia di successo perfezionata e resa praticabile in qualsiasi momento e in qualsiasi contesto.

La centratura raggiunta è tale da permettere a S. di comprendere il reale significato dell’autostima: fare ciò che sappiamo di voler fare veramente.


Coach “Quindi, una parte della tua strategia può essere settare degli obiettivi perché sai che sei brava portarli a termine e non hai problemi a farlo?”
S. “Si… Non me ne ero accorta, ma mi dà più soddisfazione! Poi è strano, ma ci sono io dentro la foto… Sono io il soggetto che fotografo… È come se fossi io dentro la foto… Io in diverse salse… Spesso, quando fotografo, mi capita di mettermi nei panni di me bambina…”

Il coach suggerisce un piano d’azione pratico per attuare la strategia in futuro: in pratica, è un comando post-ipnotico.

S. ha ormai intrapreso un percorso di consapevolezza inarrestabile e manifesta addirittura una regressione ipnotica.


Coach “Interessante… E non so se ti rendi conto della bellezza di ciò che fai: hai studiato per anni e praticato fino a integrarti con il mezzo che hai scelto. Ormai ragioni come una macchina fotografica, parli come una macchina fotografica. Sei talmente integrata che riesci a mettere delle parti di te nelle tue foto… E una volta che hai scattato elabori l’immagine e aggiusti i particolari per rendere nitida la bellezza… Riesci ad acquisire nuovi punti di vista ed elaborare la realtà che vedi creativamente… Sì… Sono le tue creature…”

Il coach ricalca l’esperienza di consapevolezza e l’acquisizione del senso estetico come funzione pratica e attiva della psiche per generare una metafora potentissima (S. = macchina fotografica, naturalmente) in modo da integrare ai livelli più autentici e profondi del subconscio di S. la convinzione di poter concretizzare facilmente ciò che le dà maggiormente gioia e soddisfazione.


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