Quindi?

Oggi voglio condividere un episodio che userò come spunto per dimostrare quanto i nostri ragionamenti siano influenzati dalle più semplici parole e dalle più piccole strategie mentali, di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli.

Qualche giorno fa ho mandato una mail a una persona che ha già frequentato alcuni nostri corsi e che spesso mi scrive per chiedermi delucidazioni o approfondimenti.

In particolare, ho condiviso con questa persona una tecnica che spieghiamo al Master Practitioner di PNL che permette di lavorare direttamente sulle esperienze inconsce e sui conflitti che ne derivano.

In pratica, si tratta di effettuare domande a risposta chiusa (/no) dopo aver stabilito una comunicazione ipnotica diretta con l’inconscio, che sarà l’unico a fornire le risposte, bypassando le censure razionali.

È possibile applicare la stessa tecnica con metodi alternativi come il test kinesiologico o la radioestesia.

Il punto in questione riguarda la seguente domanda:

il mio inconscio conosce l’origine di questo binario?

Se la risposta è , è possibile proseguire con la successiva, altrimenti occorre fare una domanda ulteriore di verifica.

La persona che mi ha scritto ha ricevuto come risposta , quindi avrebbe potuto continuare con la domanda successiva (come era stato specificato all’inizio delle istruzioni fornitele), invece, ha sentito il bisogno di fermarsi e di scrivermi per chiedermi:

quindi devo capire qual è l’origine?

Sia chiaro: la domanda è legittima e la persona ha fatto più che bene a porla, quello che a me interessa è l’uso spregiudicato che ha fatto del quindi (soprattutto perché ho avuto modo di conoscere un po’ questa persona e quindi ho familiarità con alcuni suoi stili di pensiero).

In realtà, la risposta alla domanda specifica è relativa: in questo caso, se l’inconscio conosce l’origine di una questione, non è indispensabile andare a esplorarla ulteriormente, perché si sta seguendo un protocollo che interviene a livello inconscio, tuttavia, se emerge una richiesta del genere, forse ha senso rispettarla e scoprire dove conduce, giusto?

La mia riflessione, come ho già detto, non riguarda la domanda, ma il modo in cui è stata utilizzata la congiunzione quindi; ecco la mia risposta:

ti ho dato un elenco di domande, ti ho detto che la risposta deve essere sempre “sì” per procedere alla domanda successiva, ti ho fornito le domande accessorie qualora la risposta fosse “no”

QUINDI non ho mai detto che se la risposta è “sì” devi fare altro (se non procedere alla domanda successiva!)

QUINDI mi chiedo: come ti è venuto in mente che tu debba capire l’origine del binario? Evidentemente, non dipende da quello che ho scritto 

QUINDI è un’idea tua (legittima, come qualsiasi idea) nata da un bisogno tuo (legittimo, come qualsiasi bisogno)

QUINDI mi chiedo perché tu abbia usato “quindi” dal momento che la domanda è frutto di tue aggiunte e non delle istruzioni ricevute 🙂

Qualora non si fosse capito, il fulcro della riflessione non è la domanda (che va benissimo e ci sta tutta) ma il tuo uso del quindi, che è davvero significativo: quando aggiungi una domanda, una riflessione, un dubbio, un’obiezione, una reazione e così via a ciò che ti viene detto, fai una cosa normale e corretta.

Bada bene, stai aggiungendo: è un tuo apporto alla discussione (o relazione, informazione, istruzione…) ma se usi QUINDI stai presupponendo che il tuo apporto sia frutto di logica, sia intrinseco a ciò che ti viene detto o a ciò che capita: stai presupponendo che le cose DEBBANO andare in un certo modo.

Solo che la tua non è logica, ma inferenza, cioè stai facendo passare un tuo apporto (idea, dubbio, reazione, comportamento…) come se dipendesse INEVITABILMENTE da quanto detto o da quanto accaduto.

Naturalmente, per una domanda del genere non c’è nessun problema e va bene così, ma se lo fai in altre situazioni ti stai creando la scusa per giustificare il tuo star male!

“Tizio ha detto/fatto X, quindi io sto Y” ti fa sembrare molto plausibile, quasi necessario, stare nel modo Y, perché il tuo cervello lo rende inevitabile nel momento in cui hai camuffato di inevitabilità quella che è solo un’inferenza.

La riflessione quindi è: quante volte ti capita di usare QUINDI inconsapevolmente e quindi di rendere inevitabili i tuoi stati d’animo in seguito a eventi o comunicazioni?

E questo ha subito aperto le porte a nuove considerazioni sulle convinzioni che plasmano i nostri comportamenti e le nostre decisioni.

Sempre con questa persona, ho condiviso un metodo di analisi delle credenze che permette di smontarle e rimontarle a proprio piacimento e che si basa sul metamodello, uno degli strumenti più importanti della PNL.

Come esempio, prenderemo la diffusa convinzione “essere di serie b” cioè uno dei modi migliori per garantirsi giornate piene di frustrazione e preoccupazioni:

  • cosa significa essere di serie b?
  • come fai a riconoscere una persona di serie b?
  • ciò che distingue le persone di serie b è sempre reale, probabile o solo possibile?
  • come fai a sapere di essere una persona di serie b?
  • come fai a sapere quando è il momento di sentirti una persona di serie b?
  • cosa cambia tra quando senti di essere una persona di serie b e quando ti senti diversamente?
  • cosa fai di diverso quando senti di avere maggior valore?
  • puoi fare quello che ti dà valore più frequentemente?
  • puoi abbandonare o sostituire le abitudini che ti portavano a sentirti come se fossi di serie b?
  • quale nuova abitudine vuoi sviluppare?

Non sto dicendo che rispondere a queste dieci domande ti cambierà la vita adesso, perché naturalmente sto proponendo di incominciare a guardare le situazioni da più punti di vista per incominciare a far vacillare le gambe del tavolo che sostiene le convinzioni divenute oramai poco utili.

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