Sei sul contenuto o sulla struttura?

Ho letto l’articolo sulla gestione del tempo e conoscendo l’autore ho sorriso perché riuscivo a visualizzarlo mentre esclamava: “che notizia!”

Vorrei che mi seguiste e salissimo di livello dal contenuto (che in questo caso è un’esclamazione) alla struttura, che è il livello a cui opera il coach, per fare alcune riflessioni.

Generalizzando, possiamo affermare che abbiamo tutti delle esclamazioni che partono come dei mantra e che, per usare un eufemismo, non sempre ci portano in uno stato meditativo o utile a prendere le migliori decisioni.

Averne consapevolezza è il primo passo per poterne osservare gli effetti perché così possiamo valutare se sono abitudini che vogliamo tenere.

Spesso, pronunciando quelle parole, alteriamo il nostro stato entrando in quella che potremmo chiamare modalità reattiva. In questo stato si fanno le cose d’istinto e si perde la cognizione del tempo, mentre abbiamo più forza nelle gambe e nelle braccia. Il mondo delle possibilità si restringe a tre opzioni: congelamento, attacco o fuga.

È allora che si fanno le cose “senza pensarci” e la capacità di empatia e comunicazione è ridotta al lumicino. Molto spesso, quando si esce da quello stato, ci si ritrova a dover usare la parola magica: “scusa”.

L’articolo, letto in questa chiave, illustra l’applicazione di un processo di ricerca di soluzioni svolto da un genitore che, avendo le giuste competenze, si sofferma a valutare i propri comportamenti, e fa l’esatto opposto…

Nulla di trascendentale ma, forse, condividerete con me l’idea che, a volte, sono proprio le cose semplici quelle che funzionano meglio.

Se mi seguite a livello di struttura, quello che scrivo può essere applicato anche in altri contesti.

L’autore si trova di fronte a un problema e attua la prima soluzione che gli viene in mente. Valuta l’esito della prima soluzione e non è soddisfatto: decide di concentrarsi e “guardarci meglio”.

Il primo passo per risolvere un problema è definire i dati e le variabili.

Dedicare del tempo a questa fase aiuta a richiamare risorse dal passato o da diversi modelli disponibili.

Si tratta dell’identificazione del gioco o attività che ci accingiamo a praticare e delle sue regole. Vale il principio di massimizzazione dei risultati.

Cosa puoi fare con quello che hai a tua disposizione? Nel caso trattato dal collega c’è la ricerca della soluzione più “elegante”.

In generale, eseguita un’operazione, può esser utile un metodo per verificare se l’esito dell’operazione sia corretto, per esempio, eseguendo un’operazione inversa o una controprova.

formazione coach coaching pnl ipnosi mattia lualdiSi parte sempre da un’analisi delle risorse disponibili. Analisi vuol dire suddividere un sistema nei suoi componenti, per misurarne alcune caratteristiche utili. Questo è il dominio della parte razionale, che è poco interessata alle relazioni e al senso di unità.

Può sembrare complicato, ma l’applicazione è semplice: se non lo puoi misurare, non lo puoi tenere sotto controllo o gestire.

È inutile occuparsi delle “costanti” o considerare “urgenze” dei fatti che sono all’ordine del giorno.

È il momento in cui si confronta e si chiariscono le definizioni per evidenziare eventuali convinzioni limitanti o idee poco chiare.

Se hai costruito in dettaglio uno scenario preciso, puoi fare delle previsioni e delle proiezioni e notare le sensazioni fisiche e le emozioni collegate ai diversi esiti.

La possibilità di affiancare a tanta razionalità le emozioni e la creatività, aumenta le possibilità di scelta ed il livello di motivazione e centratura.

Allineamento e centratura sono le condizioni in cui sentiamo a livello corporeo che siamo “al posto giusto nel momento giusto” e le energie fluiscono. Da quello stato di flusso, che è bene sperimentare e prolungare il più possibile, è più facile porsi domande di qualità per arricchire i processi e le strategie e notare le risposte che emergono.

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In questa fase può essere utile il contributo di tutti i sensi coinvolti e delle nostre parti che emergono. Porti l’attenzione a quello che vedi, senti e percepisci.

Anche avere un dialogo interno e dare spazio a diverse voci con atteggiamento di apertura può far emergere risorse inaspettate e intuizioni molto utili.

Se le voci e i sensi si sovrappongono e si arricchiscono a vicenda, si possono verificare degli stati di trance molto intensi e istruttivi perché ricchi di informazioni.

Anche qui la ricetta può sembrare “troppo semplice”: entro in contatto con uno scenario e osservo i dettagli per stabilire una relazione seguendo l’istinto. Posso porre delle domande o immaginare di dare risorse e notare i cambiamenti che ne derivano.

Se non l’avete già fatto, sperimentatelo dopo aver sospeso il giudizio…

Poiché l’obiettivo è il miglioramento continuo, segue l’analisi di possibili soluzioni creative con il contributo di diverse parti o punti di vista.

Più riusciamo a essere flessibili e giocare con le variabili a disposizione, più il processo è interessante.

Vi svelo un segreto: il collega ci è già passato e si è creato un’ancora auditiva potenziante, che lo porta in uno stato nel quale accede a curiosità ed entusiasmo, e dal quale avvia una fruttuosa ricerca di risorse utili “nel tempo e nello spazio” che attiva per renderle disponibili nel presente.

A questo allenamento mentale segue l’operatività vera e propria: basta modelli e ipotesi.

(Piccola parentesi per chi ha la polemica facile… Se non fai, non ti puoi più lamentare.)

Alla messa in opera segue la misurazione del risultato ottenuto e l’eventuale correzione di rotta. Si entra in un circolo di miglioramento continuo con: test – cambiamento – test – cambiamento. La verifica effettiva del conseguimento di un miglioramento si basa sulla ripetizione della misurazione degli stessi elementi misurati all’inizio (o nella fase precedente).

Osservare la struttura permette al collega e a noi osservatori attenti di fare le cose con metodo e di velocizzare i processi di sperimentazione.

Nel suo caso, dopo aver individuato un miglioramento possibile, trova il modo di implementarlo e svilupparlo.

Lavorare per obiettivi vuol dire affrontare le situazioni con un atteggiamento proattivo, che per essere praticato richiede onestà intellettuale e una buona dose di tenacia.

Sottolineerei l’importanza della misurabilità, che, unita alla cura del dettaglio, permette di avere chiare le priorità, che sono un mirino laser per puntare i propri obiettivi.

Il processo di cambiamento, con questa connessione al sentire corporeo ed emozionale, è caratterizzato da pulizia e ordine, perché è come se i parametri fossero trasmessi, in tempo reale, a un pannello dotato di luci colorate.

L’unico piccolo inconveniente è la leggera difficoltà iniziale ad assumersi la responsabilità di valutare oggettivamente la situazione e di prendere delle decisioni. Anche non farlo, in questo quadro, ha un significato preciso.

vantaggi sono legati alla possibilità di festeggiare a obiettivo raggiunto, migliorare la comunicazione e costruire con i soggetti coinvolti un linguaggio condiviso.

formazione coach coaching ipnosi pnl mattia lualdiUn’ultima riflessione: mettere in campo di un piano di azione denota un atteggiamento proattivo, ben diverso da un atteggiamento positivo “forzato”.

Avere la capacità di cogliere e accogliere il guizzo di creatività non è da tutti ma, con un po’ di pazienza, si può fare.

Ora, la prossima volta che vi capita qualcosa, prestate attenzione al vostro modo di reagire e notate se è polemico-reattivo o attivante-potenziante. Potrebbe essere la differenza che fa la differenza.

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